Tutti contro, ma le vittime?

La recente, incresciosa, vicenda della Ferrari posteggiata nel centro di Milano sul parcheggio per disabili e seguente lite, con aggressione verbale da parte del proprietario dell’auto nei confronti del padre del ragazzo disabile ha riempito per giorni le pagine dei giornali. Un fatto di cronaca che ormai siamo, purtroppo, abituati a leggere troppo spesso. Uno spunto però per una riflessione che abbiamo voluto fare, insieme agli amici di ElifLab, società esperta nell’interpretazione e nell’analisi dei dati in Rete, sulle ricadute in termini di percezione e immaginario collettivo dell’accaduto.

Sono stati analizzati i commenti relativi ai post riguardanti l’evento, pubblicati sulle pagine Facebook di alcuni tra i più importanti media italiani (Repubblica.it, Corriere.it, Huffington Post Italia, il Fatto Quotidiano, il Giornale, il Giorno, La Stampa). Per ciascuna pagina si è effettuata un’analisi dei testi con metodologie di text mining per estrarre dai commenti le parole significative e i concetti semantici.

I grafici mettono in mostra le conversazioni avvenute in risposta ai post selezionati sulle pagine Facebook. Ogni macchia di colore rappresenta un cluster, ossia un insieme di parole che troviamo spesso associate nei commenti e che raggruppano concetti emergenti dai commenti stessi. Per ciascun cluster è indicato il peso in percentuale che ciascun commento ha sul totale. Inoltre le parole hanno grandezze differenti a seconda della loro importanza all’interno del cluster, più sono grandi più sono frequenti e affini ai concetti presi in esame.

I post di commento agli articoli di cronaca rivelano un trend preciso: l’opinione pubblica si scaglia ferocemente contro il “mostro” di turno – il proprietario della Ferrari – senza leggere con la dovuta profondità, le reali motivazioni per cui dovrebbe essere condannato. Le ragioni etiche e comportamentali non sono al primo posto nell’analisi semantica dei commenti. Viene piuttosto privilegiato l’aspetto più materiale della vicenda. Le critiche e le disapprovazioni rispetto a quanto avvenuto sono particolarmente dure soprattutto perché il protagonista in negativo della vicenda è ricco, residente in svizzera (seppur italiano ma questo la gente non lo coglie) e ostentatore sfacciato della sua bella vita. I commenti quindi lo criticano per quello che è non tanto per quello che ha fatto.

Facile quindi porsi una domanda: se lo stesso fatto di cronaca fosse stato riferito a un conducente 70enne di una utilitaria le reazioni sarebbero state le stesse? Probabilmente no. E non sarebbe stato nemmeno identico il risalto mediatico suscitato dalla vicenda. I commenti si concentrano su Caino non tanto per quello che ha fatto quanto per quello che è, per ciò che rappresenta: la sua ricchezza sfrontata e ostentata, la sua strafottenza e la sua arroganza.

La componente che appare più allarmante è al contrario la scarsa considerazione con cui viene commentata la vicenda guardata con nell’ottica della vittima. Non tanto del padre guidatore, quanto del ragazzo con disabilità che ha vissuto in prima persona l’abuso. Qui i commenti sono più stemperati e solo in quelli dell’articolo apparso su Repubblica la concorrenza del termine disabile avviene con i termini diritti e persona.

Ecco proprio questo è il fattore che maggiormente emerge dal sentiment popolare: non si sottolinea, forse abbastanza, come i disabili siano persone e che comportamenti come quello adottato dallo sfrontato guidatore vadano a ledere dei diritti che non sono concessi per grazia ricevuta che ma afferiscono a sfere etiche e sostanziali che vanno oltre a una striscia e un simbolo dipinto sulla carreggiata. Diritti che riguardano, e questo è il vero insegnamento da cogliere nella vicenda, la sfera personale, emotiva e sociale di una persona con disabilità.

Analisi di tutti i quotidiani italiani

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Analisi quotidiano Repubblica 

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