Sensibilizzazione sociale, meglio Facebook o Twitter?

In queste settimane i temi sociali quali: razzismo, discriminazione delle persone afroamericane, la violenza innescata dall’uso della forza dalla Polizia statunitense e la tolleranza che certa parte dell’opinione pubblica americana ha ancora verso queste tematiche, sono all’ordine del giorno. 
I social media diventano strumento di amplificazione di questi contenuti. Il Presidente degli USA utilizza molto Twitter per far circolare la propria posizione mentre gli attivisti usano maggiormente Facebook per diffondere posizioni, denunce e le loro idee. 

Ma quale fra questi due social media è più adatto per fare pedagogia in campo di valori e comunicazione sociale?

Secondo un report del Pew Research Center, pubblicato lo scorso anno, Twitter è frequentato da persone con un grado di istruzione maggiore rispetto a Facebook e l’80% dei tweet è scritto dal 10% degli utenti. Questo implica che un tweet abbia meno possibilità di raggiungere contesti socioeconomici e politici più larghi rispetto a un post su Facebook. In questo clima e particolare momento storico, un post su Facebook che tratti temi come razzismo, rispetto dei diritti, pari opportunità, dovrebbe poter portare maggiori benefici, più informazione e consapevolezza nel resto del mondo su quello che sta accadendo negli Usa. Ovviamente vi è anche una disparità in termini di numero di utenti visto che un tweet raggiungere un minor numero di persone anche perché su questo social media ci sono meno utenti rispetto a Facebook.

Ma ciò che accade più facilmente su Twitter è anche quello che i ricercatori chiamano “context collapse”. Si tratta di un fenomeno in cui un pubblico eccessivamente eterogeneo viene inserito in un contesto specifico. Secondo il giornalista del The Atlantic Robinson Meyer: “Il context collapse avviene poiché un contenuto online può girare ovunque in rete, viene letto da chiunque e quindi i concetti espressi finiscono con l’incrociare un pubblico molto diverso da quello che si attendeva in origine“. Ciò accade molto più facilmente su Twitter che su Facebook dove invece si ha maggior possibilità di essere personali, di selezionare l’età e gli indirizzi politici degli interlocutori e meno di essere presi di mira da troll o robot. Paradossalmente quindi anche ci sono circa 2 miliardi di persone in più su Facebook che su Twitter è possibile che il pubblico di riferimento sia più piccolo e specifico e quindi che il messaggio sia più diretto e recepito.

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